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Museo Archeologico di Sant'Antioco

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Il Museo Archeologico di Sant'Antioco mostra un'ampia selezione dei materiali rinvenuti nelle varie campagne di scavo tenutesi nella nostra Isola, dalle origini dei primi insediamenti neolitici (III millennio a.C.) alle fasi tarde della romanizzazione.
Il percorso inizia con una illustrazione dei materiali preistorici del Neolitico recente (cultura di Ozieri) restituiti dagli scavi dell'area dell'Ospizio cittadino e dal grande insediamento all'aperto di Canai.
Le fasi successive della cultura nuragica hanno una presentazione minima, soprattutto a causa delle indagini attualmente non assidue in questo campo: una serie di piccoli vasi e ciotole d'impasto della fase antica dell'eta' del Bronzo provenienti da una localita' sconosciuta ed i pochi frammenti di cultura nuragica rinvenuti negli scavi dell'Ospizio. L'esposizione suddetta non rende giustizia alla cospicua diffusione degli insediamenti preistorici e protostorici che contrassegnarono il paesaggio del nostro territorio, ma una passeggiata potra' far conoscere, per quanto riguarda la preistoria, i MENHIR di "Su Para e Sa Mongia" e le DOMUS DE JANAS di Is Pruinis, per il periodo nuragico il nuraghe Corongiu Murvonis, il complesso fortificato di Grutti Acqua e la tomba dei giganti di Su Niu 'e Su Crobu, immersi nella macchia mediterranea.

La mostra prosegue con le testimonianze del piu' antico centro fenicio finora rinvenuto in Sardegna, che e' da individuarsi proprio in Sulky (antica Sant'Antioco) fondata intorno alla meta' dell'VIII sec. a.C.: i materiali esposti provengono dall'area dell'Ospizio cittadino.
La fase punica e' illustrata sia dai materiali provenienti dal TOFET sia dai corredi funerari provenienti dalla grande necropoli ipogea del colle di "Is Pirixeddus". Numerose vetrine ospitano un ricco campionario degli oggetti ritrovati nelle tombe a camera puniche scavate nel tufo quali, ad esempio, brocche bilobate, brocche con orlo a fungo, anfore, lucerne bilicni, ceramiche di importazione greca. Inoltre sono visibili alcune maschere, la cui funzione era soprattutto apotropaica, ma non mancano anche amuleti in diaspro verde e pasta silicea, gioielli in oro, collane in pasta vitrea e smalti che testimoniano ampiamente la floridezza economica e la vitalita' di un centro tra i piu' importanti dell'Occidente punico.
Alla sezione punica segue quella che documenta la civilta' romana quando, dal III sec. a.C. Sulky entra a far parte del dominio di Roma con il nome di Sulci. I reperti esposti testimoniano in parte la vita quotidiana: si notano pentole da cucina, piatti d'uso comune attribuibili alla prima eta' imperiale; per il resto si tratta di corredi funebri provenienti da sepolture alla "cappuccina", da tombe a fossa e da urne cinerarie.

Per finire, un settore dell'esposizione e' dedicato al TOFET, per la cui illustrazione e' stato ricostruito un angolo nel quale su piani artificiali di terra, sabbia e pietre sono state collocate solo una parte delle migliaia di urne, che contenevano le ceneri di bambini e animali, e stele raffiguranti rappresentazioni divine simboliche, antropomorfe o animali da attribuire al rito che si svolgeva in tale area.

 

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