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Museo Etnografico

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Visita Virtuale 3d  del Museo Etnografico di Sant'Antioco

(Clicca e trascina il puntatore per muovere la telecamera)

 

Il Museo etnografico ha sede in uno spazioso e caratteristico magazzino completo di "lolla" (cortile parzialmente coperto nel quale si svolgevano le attivita' domestiche della famiglia), il cui primo impianto e' databile al XVIII sec.
Recentemente ristrutturato e' inserito in un contesto estremamente caratteristico dell'abitato piu' antico dell'attuale cittadina, cioe' l'area della necropoli ipogea punica che in passato si estendeva per oltre sei ettari su tutta la collina del Castello, fino alla cattedrale paleocristiana sotto la quale oggi e' possibile visitare le "Catacombe".
Gli ipogei nell'area nella quale sorge il museo etnografico sono stati utilizzati come abitazioni dalle famiglie piu' indigenti fino alla fine degli anni '60.


L'esposizione del museo e' articolata in due ambienti, una parte coperta "su magasinu" e un grande cortile, tipica del Sulcis. L'ambiente al coperto ripropone la tipologia del classico "medau" sulcitano, all'interno del quale trovano posto gli attrezzi per lo svolgimento dei vari lavori.
Molto interessante la sezione casearia, con gli utensili necessari alla raccolta del latte e alla successiva trasformazione in formaggio; segue la sezione degli attrezzi ad uso agricolo che testimonia la vocazione cerealicola sulcitana, un cenno a parte merita la sezione dedicata al lavoro della vite, con gli attrezzi necessari alla potatura, al trattamento antiparassitario, alla raccolta dell'uva, alle diverse fasi della vinificazione.


All'esterno, sotto la "lolla", si trovano gli attrezzi relativi ai mestieri collaterali, quali il bottaio (su buttaiu), il falegname (su maistu 'e linna), il fabbro (su ferreri) il cui nome il lingua sarda deriva dalla principale attivita' di ferratore di cavalli e buoi.
La grande importanza rivestita da questi animali nei vari ambiti della vita, del lavoro contadino e pastorale e' documentata da un gran numero di oggetti, tra i quali soprattutto finimenti e attrezzi per cavalcature e bestiame da soma e da traino. Notevoli soprattutto gli aratri nelle diverse forme, in legno e in ferro.


Da apprezzare la sezione riservata alla panificazione, che viene presentata nelle sue diverse e complesse fasi, ponendo cosi' in evidenza la centralita' del ruolo della donna nella societa' agropastorale.
Altro importante angolo del Museo Etnografico e' quello dedicato alla palma nana (Chamaerops humilis) e a tutte le fasi della sua lavorazione. Sono infatti esposte scope, corde, borse, pennelli, vari tipi di intrecci. Dalle foglie essiccate di tale pianta si ottenevano tutti questi oggetti che venivano confezionati appunto dagli abitanti della via dove oggi e' ubicato il museo etnografico. Non manca il crine di palma nana, che veniva utilizzato per riempire i materassi.


Di eccezionale importanza il settore riservato al raro bisso marino, conosciuto anche come "seta di mare", ed alla PINNA NOBILIS, il grosso bivalve dal quale veniva appunto ricavato il bisso. Dalle notizie riportate nella Bibbia sino alla scuola di tessitura di Italo Diana che negli anni 30 del Novecento ridiede vigore ad un'attività artigianale in quegli anni sopravvissuta nelle famiglie Antiochensi. Il Museo Etnografico di Sant'Antioco in questi anni di intensa attività si è inserito nel circuito dell'interscambio con altri musei e centri di studio sparsi nel mondo.


Il pericolo della totale perdita delle tradizioni e della cultura isolana, tra le quali appunto quella della lavorazione del bisso, ha spronato la Cooperativa Archeotur a creare un museo dove e' possibile riscoprire le radici culturali di Sant'Antioco. Tra l'altro, infatti, la visita al museo etnografico offre la possibilita' alle persone piu' anziane di rivivere e ricucire il loro passato e ai piu' giovani di conoscere un mondo ormai irrimediabilmente scomparso.

 

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