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Sei qui Home Rassegna Stampa Santoni: dal Sulcis un esempio di sistema
PDF  Drucken  E-Mail  Mittwoch, den 11. Januar 2006 um 13:23 Uhr
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I l 2006 sarà un anno decisivo per i beni culturali in Sardegna. Regione e Soprintendenze devono operare di comune intesa per far partire la nuova legge che consentirà la gestione di musei comunali, aree archeologiche, monumenti.

Il primo passo concreto è stato fatto alla fine dell'anno, in extremis, con il 'salvataggio' delle cooperative che da anni lavorano nel territorio. La Giunta regionale ha firmato il decreto di proroga per un anno dei finanziamenti ai Comuni e nel frattempo l'assessorato ai beni culturali si è impegnato a pubblicare in tempi brevi il bando che disciplinerà l'attività futura delle cooperative. Rispetto al passato - anticipa un funzionario dell'assessorato - ci saranno importanti cambiamenti perché si dovrà definire una nuova filosofia. «Ma sulle coop - rimarca poi l'assessore Elisabetta Pilia - la Regione continuerà ad investire. Semmai la Regione dovrà fare di più per migliorare la promozione e i servizi». La parola d'ordine, sottolinea la Pilia, sarà la qualità. L'inaugurazione del nuovo museo di Sant'Antioco, lunedì scorso, è stata l'occasione per ribadire la necessità di dare una svolta alla politica della gestione del patrimonio culturale. A partire proprio dai tanti musei locali che per la sopravvivenza dipendono dai Comuni e quindi dai finanziamenti della Regione. Non è un caso che il nuovo museo, aperto dopo trent'anni di attesa e di interminabili lavori, sin da oggi viene gestito dalla coop Archeotur che già si occupa della gestione dell'intera area archeologica (il tophet, la necropoli, la Fortezza). Una ventina di dipendenti che, insieme agli archeologi, faranno vivere anche l'esposizione del museo, «la più ricca oggi esistente - è stato detto durante la cerimonia - riguardo al periodo fenicio punico». Ma come si potrà garantire il futuro di tanti piccoli e grandi musei sparsi nell'Isola? Da anni il soprintendente alle antichità delle province di Cagliari e Oristano, Vincenzo Santoni, si batte per indicare la strada da seguire. Una strada - dice - che devono percorrere di comune accordo gli organi dello Stato e la Regione che ha la competenza primaria sui beni locali. Una posizione ribadita nel suo intervento durante la presentazione del nuovo museo. «Il futuro sta nei sistemi museali che per la gestione devono mettere insieme realtà dello stesso territorio». Sant'Antioco - sottolinea Santoni - è il caso tipico: farà parte di un sistema che comprenderà i due musei di Carbonia con l'area di Monte Sirai, il complesso prenuragico di Montessu (Comune di Villaperuccio) e le grotte di Santadi. «Cinque realtà archeologiche - sostiene - che dovranno essere collegate in un insieme di servizi per la gestione, la valorizzazione e la fruzione». Per ora è solo un'ipotesi, l'enunciato di una proposta che dovrà concretizzarsi con la legge regionale attualmente allo studio. «Ciascuna area - è la convinzione di Santoni - ha la sua specificità e in quella direzione si deve muovere».

Fonte: Carlo Figari, L'Unione Sarda

 
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