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Sei qui Home Rassegna Stampa E l'Enel lascia al buio impiegati e reperti
PDF  Drucken  E-Mail  Dienstag, den 29. September 1998 um 11:59 Uhr
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L'Enel spegne l'interruttore e per impiegati e ventimila reperti archeologici custoditi nei magazzini della Sovrintendenza alle antichità di Sant'Antioco scatta l'emergenza.

 

Da venerdì scorso l'Enel ha infatti scollegato i fili della corrente elettrica della palazzina di proprietà del Comune sede degli uffici della Soprintendenza rendendo bui i locali, muti i sistemi di allarme e dando vita ad un piccolo giallo. Dopo il 'distacco' infatti nessuno degli enti che ruota intorno alla struttura sembra intenda riallacciare la corrente elettrica. La Soprintendenza la ritiene incombenza del Comune che è proprietario dello stabile nonché dei beni archeologici che, con istituzione ufficiale del museo, sono passati sotto giurisdizione comunale. Tanto meno il Comune che ritiene sia compito della Soprintendenza.«L'accordo firmato parla chiaro - dice il sindaco Virgilio Locci - è vero che il Comune fornisce i locali ma la gestione è della Soprintendenza». Il risultato è che gli impiegati forse già in settimana saranno trasferiti a monte Sirai a Carbonia. «Ci hanno comunicato in via provvisoria e per motivi di sicurezza - sottolineano gli impiegati - sperando che non sia una partenza senza ritorno». I reperti invece rimangono in custodia ai soci dell'Archeotur, la cooperativa che gestisce a Sant'Antioco la fruizione e la custodia dei siti archeologici.«La vigilanza anche se in emergenza viene fatta con eguale diligenza - dice Tito Mandica, un responsabile dell'Archeotur - con torce e lampade ovviando alla mancanza del sistema di allarme con degli walkie talkie». La decisione dell'Enel fa seguito al sollecito di disdetta fatta dalla società 'Sistemi informativi' che sino allo scorso anno operava nei locali e che aveva in appalto l'informatizzazione e la catalogazione dei reperti archeologici. Finito il lavoro la società si è trasferita altrove disdicendo il contratto con l'Enel, che ha provveduto a isolari gli impianti. Adesso se non si decide con urgenza, l'emergenza potrebbe diventare cronica con tutti i rischi che comporta, primo fra tutti la perdita di un ufficio indispensabile per un sito archeologico importante come Sant'Antioco.

Fonte: Tito Siddi, L'Unione Sarda

 
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