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Sei qui Home Rassegna Stampa Mai più in là di due mesi
PDF  Print  E-mail  Friday, 09 January 2009 14:42
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Il Comune ha prorogato di due mesi la gestione del patrimonio culturale, fino al 28 febbraio con una delibera dell’ultimo giorno dell’anno scorso.

 E così, ancora una volta, è da oltre due anni che questa metodologia viene utilizzata, la gestione del Museo Archeologico, delle aree archeologiche, dell’Archivio Storico, del castello “Su Forti”, e del villaggio ipogeico, viene semplicemente prorogata. Prima era la legge regionale di riordino del settore dei beni culturali, che doveva dare il via ad un Piano Regionale per i beni culturali del quale si paventavano gli effetti, poi il Piano Regionale che non riusciva ad essere approvato e adesso, con la caduta della Giunta e la conseguente mancata approvazione della legge finanziaria si deve ricorrere alla gestione ordinaria, cioè si gestisce il quotidiano, senza una visione per il futuro. Dopo le elezioni, qualunque sia la maggioranza che uscirà dalle urne, la materia dei beni culturali si porrà subito all’attenzione della nuova amministrazione regionale. I beni culturali in Sardegna e a Sant’Antioco in particolare, sono gestiti da una ventina di anni dalle stesse cooperative, nel nostro caso Archeotur per le aree archeologiche e Studio 87 per l’Archivio. I costi del personale vengono coperti al novanta per cento dalla Regione, quello che manca per la copertura arriverebbe dall’introito dei biglietti che pagano i visitatori. È importante notare che mai il costo del personale che lavora nel settore potrà essere coperto dal costo dei biglietti, e questo non è vero solo per territori periferici, è vero in modo altrettanto palese anche per le più grandi istituzioni culturali, come il Guggenheim. E allora è obbligatorio ricorrere ai fondi pubblici i quali però dovrebbero chiedere alle società che vincono gli appalti un progetto di gestione che miri a valorizzare i beni, ad avvicinare alla cultura i giovani e anche le fasce di popolazione meno favorite, con iniziative, corsi, manifestazioni, tutto quanto è possibile insomma per far si che il patrimonio culturale divenga patrimonio personale dei residenti e non solo. Ora questo non è possibile se la gestione viene a scadere ogni sei mesi e poi viene prorogata. Le società che gestiscono i beni culturali vivono nell’incertezza e non sono più in grado di programmare, di predisporre progetti.  «Credo che occorra fare molta attenzione - dice Marco Massa, presidente della Coop Studio 87 - da una parte non si possono calare i piani dall’alto, senza tenere conto dell’esperienza di chi lavora nel settore da tanti anni. Dall’altra, è necessario che la Regione dia a tutti gli operatori del settore un quadro di certezze. Se è vero, come molti dichiarano, che i beni culturali sono una importante risorsa per la crescita economica e sociale di un territorio è importante che su questa risorsa si investa, che si incrementino le acquisizioni di beni o la loro disponibilità e fruibilità per il pubblico, che siano intraprese campagne di scavo, magari anche con l’ausilio di università e studiosi stranieri, insomma che il mondo della cultura sia tenuto vivo nel cuore dei sardi».

Fonte: Carlo Floris, La Nuova Sardegna

 
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