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Sei qui Home Rassegna Stampa Le donne dell'antica Sulky raccontate in una mostra al museo
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U n mondo fatto di dee, sacerdotesse, donne comuni, spose e madri.

 È stato questo l'universo, raccontato attraverso una serie di quadri e scenografie, offerto domenica sera ai visitatori del museo archeologico comunale Ferruccio Barreca di Sant'Antioco. “Le Donne di Sulky: Come nasce un sogno” è stata la proposta teatrale dalle socie della cooperativa Archeotur che gestiscono il museo archeologico. «Un'occasione importante per avvicinare la popolazione e i più giovani al museo - spiega il direttore del museo Piero Bartoloni - in modo da vederlo come un luogo amabile e vivibile». Attraverso una accurata scenografia e la ricostruzione di interni e situazioni le interpreti, con indosso i costumi del tempo, hanno raccontato la vita, le sensazioni, il lavoro e le preghiere delle donne vissute più di duemila anni fa che hanno gestito la vita della antica Sulky. Donne straordinarie e talvolta emancipate per l'epoca in cui vivevano che con amore, sofferenze, umiliazioni, hanno guidato gli animi e le emozioni di figli e mariti di quella grande città prima punica e cartaginese e infine romana della Sant'Antioco più antica. «L'undici Marzo del 2006 a noi donne della Cooperativa Archeotur ci venne consegnato dall'allora amministrazione comunale un particolare riconoscimento per l'impegno profuso per la valorizzazione del patrimonio archeologico cittadino - spiega Susanna Mura, vice presidente della cooperativa - Dopo tre anni dall'Inaugurazione, abbiamo pensato di condividere le emozioni che il centro nel quale operiamo ci fa vivere, offrendo un viaggio nel tempo e in particolare nel mondo femminile dell'antica Sulky». Ad accompagnare le operatrici di Archeotur in questo viaggio nel tempo, il cui ingresso era gratuito grazie all'amministrazione comunale che ha patrocinato la manifestazione, sono state anche le studentesse del liceo Scientifico Emilio Lussu, le alunne delle scuole medie di Tratalias, le donne della sezione Auser e tante altre volontarie.

Fonte: Tito Siddi, L'Unione Sarda

 
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