Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)Deutsch (DE-CH-AT)
Sei qui Home Rassegna Stampa Il museo riottiene i suoi gioielli
PDF  Print  E-mail  Sunday, 26 November 2006 08:41
There are no translations available.

Il museo archeologico ha riavuto il 20 novembre i reperti archeologici che, proprio per la mancanza di una struttura locale, erano temporaneamente parcheggiati al museo archeologico nazionale di Cagliari.

 È stata la Soprintendenza Archeologica della Sardegna a disporre il trasferimento dei reperti nella città in cui furono rinvenuti. ‹‹Siamo molto contenti per questo rientro - dice il direttore onorario Piero Bartoloni - adesso possiamo dire che la nostra collezione è al completo: sono rientrate venticinque stele, una statua e due iscrizioni di epoca romana e romano punica. Con l’arrivo dei nuovi reperti gli ambienti in qualche modo si restringono, abbiamo perciò chiesto all’amministrazione di poter disporre di altri ambienti per il magazzinaggio dei reperti e per i reparti dedicati allo studio, alla repertazione, alla fotografia. Ci hanno detto che faranno il possibile per venirci incontro››. Erano anni che a Sant’Antioco si chiedeva che i reperti tornassero nella città dalla quale erano stati portati via. Ora in provincia c’è un grande museo, il più grande museo in Italia delle civiltà fenicia e punica: il problema sarà quello di farlo funzionare e per questo occorre trovare le risorse. ‹‹Certo sarebbe importante - continua Bartoloni - garantire all’Archeotur che da diversi anni lavora nel settore archeologico e ha maturato una grande professionalità la necessaria continuità e serenità per poter lavorare al meglio in questa meravigliosa struttura››. Bartoloni, che è ordinario all’Università di Sassari proprio per l’archeologia fenicia e punica dedica gratuitamente la sua opera proprio per il lancio della struttura, è necessario che la città si adoperi per facilitare e rendere possibile la massima valorizzazione del museo. Avere a disposizione il professore consente alla città di disporre, come l’anno scorso, di una serie di interventi, dallo scavo dei siti alle conferenze sui temi archeologici aperti al pubblico. Insomma una serie di iniziative per la divulgazione, la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale che i cittadini antiochensi hanno, in alcuni casi loro malgrado, ereditato.

Fonte: Carlo Floris, La Nuova Sardegna

 
try { var pageTracker = _gat._getTracker("UA-11410147-1"); pageTracker._trackPageview(); } catch(err) {}