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PDF  Print  E-mail  Wednesday, 20 February 2008 09:28
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La Giunta ha approvato con delibera del 15 febbraio scorso il finanziamento del piano economico per il funzionamento dei musei, del parco archeologico e culturale,

e più precisamente: il Progetto per la Gestione dell’area Museo archeologico e Tofet. Inoltre, anche il Progetto per la gestione di quelle indicate come emergenze archeologiche, che include Necropoli, Fortino sabaudo, Museo etnografico, Villaggio ipogeo e Archivio storico fino alla fine del mese di maggio di quest’anno. Il progetto prevede una spese di circa 305 mila euro che consentono l’occupazione di circa ventuno persone con diverse qualifiche del settore culturale tra le quali operatori museali, un archivista e i manutentori. Personale che è fondamentale per il funzionamento del museo e per garantire la piena fruizione da parte del pubblico di tutto il patrimonio culturale della nostra città. L’Amministrazione richiama in delibera la decisione della Giunta regionale, del dicembre scorso che chetaglia il contributo regionale al settanta per cento dei costi invece che al novanta come previsto fino a tutto il 2007. I recenti sviluppi della finanziaria regionale però riportano la copertura dei costi da parte della regione al livello precedente e quindi al novanta per cento con la copertura fino al dicembre del 2008. «Certo c’è una certa preoccupazione fra gli operatori - dice Marco Massa, presidente della coop Studio 87 che insieme all’Archeotur, fa parte dell’Ati che gestisce una parte di questi progetti - perché la bocciatura dell’emendamento che prevedeva un centro regionale di coordinamento dell’area culturale lascia senza capo tutto il progetto di riforma del settore. Il problema è che questa bocciatura ci lascia ancora in situazione di precarietà per un altro anno». Massa spiega che la precarietà deriva non tanto dalla mancanza dello stipendio quanto dalla mancanza di un progetto per i beni culturali perché ora si deve lavorare solo per una gestione ordinaria, senza poter presentare nessun piano, senza prospettive. Il rischio forte è che nei prossimi mesi, partano comunque delle gare d’appalto internazionali per la gestione delle aree culturali a livello almeno provinciale per le quali le nostre piccole cooperative che gestiscono questi siti non sono attrezzate economicamente e che rischia di vanificare il lavoro di anni e di mortificare le professionalità e le competenze acquisite.

Fonte : Carlo Floris, La Nuova Sardegna

 
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