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Sei qui Home Rassegna Stampa Le aree archeologiche e l archivio non chiuderanno
PDF  Print  E-mail  Thursday, 15 September 2005 13:09
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‹‹Siamo uno dei pochi comuni ad avere un archivio storico ed a valorizzarlo: ci sembrava giusto mettere in evidenza che abbiamo prorogato il progetto per la gestione congiunta delle Aree Archeologiche e dell’Archivio. Per noi la valorizzazione dei beni culturali è questione fondamentale».

 

Così il comune, che ha approvato la delibera con la quale viene prorogato il progetto per la gestione dei beni culturali del paese. A garantire l’apertura delle aree archeologiche e dell’archivio storico è l’associazione temporanea di imprese costituta dalle cooperative Archeotur e Studio 87. Il progetto precedente scadeva a fine settembre e quindi l’Ati sarebbe rimasta senza fondi fino al 31 dicembre quando si potranno presentare nuovi progetti. Dunque era presente all’amministrazione il rischio che le due coop senza finanziamento si trovassero in forte difficoltà e che il Comune, che punta sul turismo e conta su aree archeologiche e archivio come leve importanti per attrarre visitatori, si trovasse a dover chiudere le strutture per mancanza di personale. La legge regionale consente una proroga del servizio per un periodo limitato, appunto quello che porterà alla presentazione del prossimo progetto, ma con una diminuzione dei costi. Diminuzione che è stata ovviata prevedendo ulteriori servizi- in particolare nei prossimi giorni dovrebbero essere organizzate due mostre, una nel museo Etnografico dal titolo «I ricordi dei nostri nonni bambini» e l’altra presso l’Archivio Storico dal titolo «Sant’Antioco, una comunità una storia». Inoltre si prevede un ampliamento dell’orario di apertura al pubblico dell’Archivio, del museo Etnografico, del Villaggio Ipogeo e del Forte Su Pisu. La Regione si fa carico del costo del personale per il 40 per cento nel caso dell’Archivio (il resto è a carico dell’amministrazione comunale), e per il 60 per cento per le aree archeologiche. Dunque per l’amministrazione una spesa di 23 mila euro con i quali si dà lavoro a 9 persone. Sembra proprio un buon investimento. Si tenga conto che con il contributo per una persona, grazie a progetti presentati anche in altri comuni all’Archivio lavorano quattro persone, dunque la resa dell’investimento è ancora maggiore.


Fonte: Carlo Floris, La Nuova Sardegna

 
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