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PDF  Print  E-mail  Saturday, 06 November 2004 09:07
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D al nostro inviato Sandro MantegaLa Regione ha provato a metterne un pezzo all'asta via Internet: duecento ettari di terreni vista mare sulla costa di Sant'Antioco.

 

Il sindaco Eusebio Baghino, ha stoppato l'incanto telematico. La società collegata alla Regione, che aveva tentato il colpaccio ha fatto marcia indietro. Ma ora è lo stesso Baghino rendersi conto che un'isola «vergine», come la sua, non è proprio quello che ci vuole per realizzare quel sogno che ora sta diventando un incubo: lo sviluppo del turismo. Se potesse mettere un annuncio sui giornali suonerebbe pressappoco così: «Isola con vocazione turistica cerca imprenditori seri, capaci, rispettosi natura». Perché Baghino ne è convinto, se il turismo a Sant'Antioco, dodicimila abitanti tremila dei quali in cerca di lavoro, continua a essere una voce secondaria del tessuto economico, una delle cause è da attribuire proprio al fatto che gli imprenditori snobbano la maggiore delle isole dell'Arcipelago del Sulcis. Non sono disposti a investire nella creazione di alberghi e strutture di servizio. Anzi, le richieste non mancano. Ma Baghino spiega che si tratta «di tentativi maldestri di speculare sulla costa». Colate di cemento, insomma che l'amministrazione ha bloccato sul nascere. Diverso sarebbe se, dice Baghino «ci presentassero un piano di sviluppo del territorio nel rispetto dell'ambiente: allora sì che saremmo disposti ad assecondarlo». L'assessore ai Lavori pubblici Monica Fois si spinge oltre: «Potremmo rivedere persino il Piano urbanistico davanti a richieste serie». Ma tanta disponibilità non è stata raccolta. E Sant'Antioco continua a restare relegata tra le stelle turistiche di seconda o terza grandezza. Eppure i turisti ci sono. Basta dare una sbirciata al registro delle presenze dell'Archeotur, la cooperativa che gestisce i siti archeologici che testimoniano le origini fenicie. Quest'anno ha già staccato ventimila biglietti, più qualche altro migliaio di tagliandi omaggio in occasione di Monumenti aperti. «Peccato che si tratti di turisti di passaggio», spiega Daniela Dessena, una delle guide. Sant'Antioco, insomma, non riesce a trattenere i visitatori. Forse perché «l'accoglienza è un po' troppo, improvvisata», come sottolinea Rossana Bianchi, romana in vacanza autunnale? Ma rispunta anche la carenza di strutture ricettive in grado di battere i circuiti del turismo congressuale e della terza età. Il resto è una conseguenza. «Venti giorni di lavoro in piena estate e poi è la noia», si lamenta Valerio Lecca, del bar Olimpia. D'inverno qualche albergo resta aperto ma giusto «per ospitare i tecnici in trasferta nelle industrie di Portovesme», evidenzia Mario Ollargiu, dell'hotel Solki. Però bisogna dire che qualche segnale di risveglio si coglie. Il porticciolo turistico, ad esempio, si è ripreso da quando è in mano a Valentino Cabiddu e Fabrizio Tramatzu due giovani che stanno addirittura organizzando, per la prossima primavera, una piccola fiera nautica del nuovo e dell'usato. Certo, non sarà facile uscire dalle secche nelle quali si è finiti anche grazie «alla mancanza di idee chiare da parte della classe politica», come afferma Carlo Dessì, titolare di un grosso emporio di nautica. Però l'amministrazione di Baghino ha deciso di giocare una carta determinante: il rilancio del porto. «Si chiama adeguamento tecnico funzionare del vecchio piano regolatore - spiega Monica Fois - e consiste nel trasformare lo scalo di Ponti in maniera da adattare le banchine per accogliere, accanto al traffico mercantile, anche quello peschereccio e da diporto». Un porto servirebbe a spezzare l'isolamento. Anche se resta il problema dei collegamenti e degli alberghi e, soprattutto del fatto che, come osserva Marco Esu, assessore alla Programmazione «mancano gli imprenditori disposti a investire». Ma, soprattutto, a scommettere su Sant'Antioco.

 
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