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Sei qui Home Rassegna Stampa Il museo archeologico pilastro dello sviluppo
PDF  Print  E-mail  Thursday, 09 June 2005 10:47
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L’economia del territorio può trovare solidità maggiore nel patrimonio archeologico.

È uno scenario sul quale l’amministrazione comunale crede e punta. E conta su un’operazione congiunta con gli altri enti locali della zona. Fulcro di questo rilancio che delinea la crescita del turismo su fondamenta di grande rilievo culturale, sarà il Museo. Un riferimento sul quale si è lavorato tanto ma che richiede ulteriori sforzi sul piano finanziario e impegno istituzionale.
Importante appuntamento, ieri mattina al Museo, insieme all’amministrazione comunale al completo, a fare gli onori di casa, rappresentanti del ministero dei Beni Culturali, degli assessorati regionali della Pubblica istruzione e della Programmazione e il direttore onorario del Museo per predisporre un progetto di valorizzazione dei beni culturali del Sulcis. Le amministrazioni comunali si sono rese conto che l’enorme patrimonio culturale della zona, che conta su un’attività mineraria da epoca preistorica e su importantissime testimonianza risalenti anche al 6000 A.C., è una delle risorse sulle quali puntare per il futuro.
Per questo il sindaco Eusebio Baghino ha voluto coinvolgere i suoi colleghi di Carbonia, Narcao, Santadi, Villaperuccio, Tratalias e il presidente della Provincia del Sulcis Iglesiente Pierfranco Gaviano per presentare un progetto di valorizzazione delle risorse con la prospettiva di rendere maggiormente fruibili i siti archeologici ed i musei annessi. Per questo i funzionari hanno cominciato con la visita a una struttura che sta per aprire e che deve, insieme alle altre, contribuire ad attrarre importanti flussi turistici nel territorio. «Ringrazio i funzionari per la loro sensibilità - ha detto il sindaco di Sant’Antioco - assieme ai miei colleghi stiamo costruendo un’opportunità in più per il nostro territorio».
I visitatori delle aree archeologiche dell’isola sono circa 25 mila, come risulta dai biglietti emessi dalla Cooperativa Archeotur che gestisce le aree, e che collaborano ai lavori di apertura della struttura. Il Museo di Sant’Antioco è soprattutto il museo di un insediamento urbano, che ad oggi risulta essere il più antico della Sardegna e tra i più grandi del Mediterraneo fenicio punico. La necropoli di Solky è la più vasta del mondo fenicio, la gran parte si trova sotto l’attuale centro urbano, come dimostra la tomba rinvenuta quest’inverno, durante gli scavi per i nuovi canali di guardia, nella via Belvedere, a pochi metri dal Corso i cui reperti sono stati predisposti in una sala del museo.
Bartoloni ha tenuto ha sfatare ancora una volta il mito costruito dai romani secondo i quali i cartaginesi compivano sacrifici umani. «In realtà le tombe del tophet, dato l’alto tasso di mortalità infantile - ha sottolineato il direttore - raccoglievano i poveri resti dei bambini morti per cause naturali e insieme a loro le ossa degli animali bruciati in sacrificio agli dei per chiedere magari la grazia di un prossimo figlio in buona salute».
Tra gli oggetti presenti nel museo una preziosa fascia in argento che rivestiva la bocca di un vaso sulla quale sono incisi il nome della città e dei più importanti notabili, un pezzo rarissimo. In altre sale la coppa in ceramica proveniente dalla città di Tiro datata al nono secolo avanti Cristo che, porta gli studiosi a dichiarare che l’Antica Solky fu la prima città della Sardegna. E ancora un curioso vasetto spargi profumo, egittizzante, una sorta di spray a soffio ed un biberon, dal quale non usciva una goccia di latte se non attraverso l’aspirazione esercitata da un bimbo.


Fonte: Carlo Floris, La Nuova Sardegna

 
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