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Sei qui Home Rassegna Stampa L assessore denuncia: «Cooperative a rischio»
PDF  Print  E-mail  Friday, 16 April 2004 13:57
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«Chiediamo che la Regione metta fine all’incertezza e alla precarietà finanziaria in cui sono costrette le cooperative culturali».

 

Lo ha scritto l’assessore Mariano Gala in una lettera indirizzata alla Regione. Dall’incertezza non è minacciata soltanto Sant’Antioco ma tutte le cooperative che gestiscono le visite guidate nei siti archeologici. Il rischio è che l’accesso ai più conosciuti ti monumenti archeologici ritorni a essere selvaggio e che finisca anche il servizio di sorveglianza.
I soci della cooperativa Archeotur, nel settore dei beni culturali da diciotto anni, ad esempio sono molto preoccupati e non lo nascondono. La cooperativa gestisce il Tophet, il Museo e il Museo etnografico. ‹‹Oggi lavoriamo senza sapere se la Regione finanzierà i nostri progetti speciali - dice Ignazio Marroccu, presidente della coop - E questo vuol dire che venti posti di lavoro sono a rischio››. La cooperativa va avanti e spera che alla fine i finanziamenti arrivino. I contributi per le cooperative culturali fanno parte di una storia piuttosto travagliata. La Regione prevede due linee di finanziamento: la vecchia legge 28 e la numero 4 che prevedono una copertura del costo del personale dell’ottanta per cento il primo anno, del settanta il secondo e del sessanta il terzo. Questo significa che la copertura totale dei costi del personale dovrebbe arrivare attraverso la vendita dei biglietti o l’organizzazione di altre iniziative. Ci sono poi i cosiddetti progetti speciali, nel caso dell’Archeotur il Tophet e il Museo, per i quali è prevista una copertura maggiore. Adesso con il blocco della finanza regionale legato alla mancata approvazione della legge finanziaria, tutto il sistema è in fibrillazione perché non si sa se i progetti presentati saranno finanziati. Due le conseguenze più immediate dell’incertezza: la prima economica per i lavoratori che dovranno essere assunti, l’altra d’immagine, perché la Sardegna rischia di dover abbandonare la strada del turismo-culturale.

Fonte; Carlo Floris, La Nuova Sardegna

 
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