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Il museo più vecchio della Sardegna: è ancora da finire.

C’é un museo in costruzione da 30 anni. Doveva essere il museo più grande della Sardegna. Sono stati spesi circa quattro miliardi e ancora non é finito.
Ora alla Soprintendenza archeologica assicurano che sarà aperto nel 2001.
C’é da chiedersi se sarà l’ennesima promessa fatta ai cittadini di Sant’Antioco che, dopo tanti anni di attesa, hanno quasi perso le speranze di vedere aperto il museo.
Ma quali sono i motivi di questo ritardo? Il sindaco Virgilio Locci: «Sono tanti, qualcuno é di natura burocratica, ma i guai maggiori sono arrivati quando le imprese che avevano l’appalto dei lavori sono fallite oppure hanno abbandonato i cantieri a metà».
Insomma disguidi uno dietro l’altro che hanno comportato un grosso dispendio di tempo, di pazienza, ma soprattutto di denaro. La costruzione del museo è iniziata nel 1970 ed é costata più di 4 miliardi.
I lavori sono ripresi in modo regolare soltanto tre anni fa ma ancora non se ne vede la fine. Intanto ci si arrangia come si può. Oggi esiste una piccola esposizione di 500 reperti nel Monte Granatico, mentre nei depositi si contano circa 10.000 pezzi; non tutti verranno esposti nel museo, ma l’idea del dott. Paolo Bernardini, responsabile della Soprintendenza per il Sulcis, sarebbe quella di utilizzarne una parte per allestire mostre su Sant’Antioco in altre occasioni.
Con l’ultimo stanziamento di un miliardo e mezzo Comune e Soprintendenza contano di completare i lavori: «Apriremo il museo entro il 2001», assicura il sindaco Locci. Ma qualche dubbio, visti i precedenti, è più che lecito. Intanto bisognerà pensare alla gestione
Un museo di questa entità crea sicuramente problemi perché impegna parecchie persone. Finora della gestione dell’area archeologica si è occupata la cooperativa “Archeotur”, bisognerà vedere se sarà in grado di assumere la gestione anche del museo.
È comunque un problema di risorse. Il Comune dovrebbe chiedere alla Regione i soldi con cui integrare le limitate disponibilità del bilancio. Nonostante l’afflusso di visitatori e turisti nell’area archeologica sia rilevante, la sola vendita dei biglietti non è infatti in grado di coprire le spese.


Fonte: Manola Pau, L'Unione Sarda

 
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