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Sei qui Home Rassegna Stampa La cultura fa bancarotta
PDF  Print  E-mail  Wednesday, 28 October 1998 11:57
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Rischio di chiusura per biblioteche, musei e archiviCarbonia Biblioteche chiuse, musei sbarrati, siti archeologici in balia dei vandali e dei tombaroli, archivi e centri di documentazione abbandonati a se stessi e un centinaio di giovani senza più lavoro.

 

Un terremoto sta per sconvolgere la gestione del patrimonio storico e culturale del Sulcis. Mancano i soldi: chiuderanno le cooperative giovanili e ci sarà un altro esercito di disoccupati.In città è la fine della grande illusione: trasformare storia e cultura in lavoro. Ci hanno creduto una decina di cooperative, un centinaio di giovani. Si sono presi cura dei siti archeologici abbandonati, si sono trasformati chi in custodi che in guide turistiche. Altri hanno messo mano agli archivi dimenticati, altri ancora si sono messi a gestire musei. Anche il sistema bibliotecario interurbano è stato affidato alla loro capacità ed inventiva.Storia e cultura uguale lavoro: un sogno arrivato al capolinea. Colpa di chi? Della Regione che si è tirata indietro lasciando tutti a metà del guado. I soldi stanziati nel bilancio regionale bastano fino al 31 dicembre. Ma i progetti dovevano continuare fino a aprile. Ci voleva un finanziamento aggiuntivo: non è arrivato. Così, l'unica via d'uscita, è sbaraccare. «La lettera di licenziamento è già pronta: ventiquattro giovani resteranno senza lavoro», annuncia Andrea Girardi, presidente della cooperativa Archeotur di Sant'Antioco che si occupa della gestione dei siti archeologici.C'è aria di smobilitazione anche negli altri centri della zona. A Carbonia sono tre le cooperative che operano nel settore culturale grazie ai fondi di quella legge regionale, la 28 del 1984. Doveva incentivare l'occupazione giovanile, rischia di diventare un boomerang. «Gestiamo servizi la cui presenza poteva essere considerata straordinaria fino a pochi anni fa.Oggi è scontata e questo li rende indispensabili perché iscritti nei bisogni anche quotidiani di chi vive in città o nei paesi circostanti» fa rilevare Anna Lai, presidente della Cooperativa 'Lilith', impegnata nella raccolta e catalogazione e gestione del materiale documentale sulla storia del Sulcis.Sì, alcuni servizi sono diventati indispensabili. Le biblioteche, ad esempio, sono gestite in questo modo. Una cooperativa, la Scila, diciannove tra soci e dipendenti, ha messo a punto e fa funzionare il sistema bibliotecario interurbano: 8.500 ore di apertura al pubblico, 9.000 catalogazioni annuali, 17 progetti di educazione all'immagine nelle scuole di tutto il territorio. Rischia di doversi bloccare. Le biblioteche chiuderanno salvo alcune che continueranno a funzionare con il personale del Comune, il 'sistema interurbano', sarà comunque smantellato.Un danno gravissimo, anche per la collettività. Anche ammesso che il prossimo anno, dopo aprile, la legge venga rifinanziata e i progetti possano ripartire non sarà più lo stesso. «Una biblioteca, un museo, un archivio non sono servizi che si possono chiudere e aprire a singhiozzo. Certe iniziative rischiano di non rinascere» sottolinea Marco Massa, presidente della Cooperativa 'Studio 87' che si occupa del riordino degli archivi comunali.Non è neppure il male peggiore. A parte i musei archeologici di Carbonia e Sant'Antioco che dovranno chiudere, e quello di Santadi che, a questo punto, rischia di non riaprire, ci sono i siti archeologici che dovranno essere abbandonati alla mercé di vandali e tombaroli. Le cooperative, infatti, si occupano della piccola manutenzione e del servizio guide ma anche e soprattutto della guardiania. Quale sarà la sorte di Monte Sirai, della necropoli neolitica di Montessu, nel territorio di Villaperuccio, della necropoli e del tophet fenicio-punico di Sant'Antioco senza più controllo e vigilanza, abbandonate a se stesse?Insomma altro che terremoto. E arriva baffardamente proprio mentre la Regione discute del piano per il lavoro.

Fonte: L'Unione Sarda

 
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