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Sei qui Home Rassegna Stampa La fabbrica della storia
PDF  Print  E-mail  Wednesday, 09 September 1998 12:03
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Buste paga dagli scavi archeologici Professione archeologo, ovvero dipendente della fabbrica della storia.

Non c'è soltanto l'interesse scientifico degli studiosi dietro i cantieri archeologici che, mai come questa estate, sono stati aperti nel Sulcis. L'attività di scavo che si svolge nei siti archeologici del territorio sta diventando infatti un autenticobusiness . La ricerca e il recupero delle più antiche testimonianze del passato, insomma, si traduce molto spesso in posti di lavoro. Non si tratta sempre di occupazione stabile. Spesso i cantieri aperti nei siti archeologici durano l'arco di qualche mese ma rappresentano pur sempre un'opportunità di lavoro della quale usufruiscono in prevalenza i giovani.C'è il lavoro diretto, quello che impegna operai e tecnici nello scavo. Ma c'è un'altra ricaduta ancora più interessante che arriva dal cosiddetto 'indotto'. I cantieri archeologici, infatti, non si esauriscono lì. Una volta riportato alla luce e adeguatamente restaurato, un insediamento archeologico si presta ad essere valorizzato in termini turistici. Diventa in altre parole un'attrazione da gestire e, di conseguenza, u'altra opportunità di lavoro.Non mancano gli esempio. A Sant'Antioco c'è una cooperativa, l'Archeotur, che lavora con la gestione e lo sfruttamenti rustico degli insediamenti archeologici. La stessa cosa avverrà a Carbonia per Monte Sirai. Una volta attrezzato (sta diventando un importante parco archeologico) sarà gestito da un'altra cooperativa. Sta succedendo anche a Montessu dove un gruppo di giovani di Villaperuccio, riuniti sempre in cooperativa, sta occupandosi con successo (quattromila presenze in due mesi) della necropoli neolitica.Non basta. I cantieri archeologici diventano anche una suggestiva vetrina per pubblicizzare il territorio. Ancora Monte Sirai rappresenta un esempio emblematico. Ogni anno la campagna di scavi organizzata dall'Istituto per la civiltà Fenicia e Punica del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma e dalla Sovrintendenza archeologica di Cagliari porta nel Sulcis non meno di una cinquantina tra studenti, archeologi, appassionati. Tutta gente (italiani e stranieri) che trascorre un paio di settimane nella zona e ha l'opportunità di visitare e conoscere il Sulcis.Un capitolo ancora più interessante è stato poi aperto questa estate ai piedi del Nuraghe Sirai, sempre, nei pressi di Carbonia. Lì ha preso il via una campagna di scavi a pagamento. Turisti con la passione dell'archeologia (e sotto il controllo degli esperti della Sovrintendenza) arrivano nel Sulcis per trascorrere una vacanza per metà di lavoro - alla scoperta dei ruderi dell'imponente villaggio nuragico - e per metà di svago ospiti degli alberghi sulla costa. Un altro modo per incentivare il turismo, soprattutto nella bassa stagione, e fare conoscere il territorio.

Fonte: L'Unione Sarda

 
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