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Sei qui Home Rassegna Stampa Il porto c'è e funziona
PDF  Print  E-mail  Tuesday, 13 May 1997 13:53
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Passaggio dal ministero al Comune, nasce la società con i privati.

Lo avevano chiamato il porto delle speranze. In un giorno di fine luglio '95, con le barche del 'Giro di Sardegna' organizzato da Cino Ricci che entravano a vele spiegate in laguna. Inaugurazione-sogno, studiata per lasciare intravvedere un avvenire diverso, dopo anni di illusione industriale. Sant'Antioco come la Costa Smeralda? Non proprio, ma almeno il desiderio che i vacanzieri si accorgessero finalmente di quell'isola, crocevia del Mediterraneo in epoche remote, oggi dimenticato eremo in crisi perenne. Certo, la presenza incombente della Sardamag, con le sue ferraglie arrugginite ricordava sinistra un destino assistenziale, ma in quei giorni di festa, nel lungomare affollato, ognuno reclamava il diritto a sognare.Da allora è trascorsa un'altra estate, una fitta nebbia sembra calata sui pontili, neppure una barca ha mai attraccato, una rete di burocrazia ha bloccato come una maledizione qualsiasi ipotesi di sviluppo. Nel frattempo le eleganti strutture, costate 14 miliardi, sono andate lentamente in rovina, vittima dei vandali e dell'incuria.Ora, finalmente, la nebbia sembra diradarsi per l'azione di un sindaco ostinato (Virginio Locci) e degli antiochesi, che non si rassegnano a perdere il loro gioiello in laguna. Il ministero della Marina mercantile ha infatti deciso di affidare al Comune, in via provvisoria, il porticciolo. Proprio mentre un gruppo di imprenditori propone, per il futuro, un modello di gestione definitiva. Di stampo privatistico, ma col coinvolgimento dell'amministrazione civica.Bisogna sentirlo, il sindaco Locci, quando, con ironia avvocatesca, rievoca anni di kafkiano contenzioso col Demanio. «Ma ormai la vertenza sta per essere risolta - spiega il Locci - e speriamo di poter prendere presto in consegna il porto. In via provvisoria, perché ci siamo resi conto che una gestione definitiva da parte del Comune è pressoché impossibile».Tradotto in soldoni, quando la Giunta ha tentato di costituire una srl che si occupasse del porto, si è scontrata coi veti del Coreco (organo di controllo regionale) che ne ha scoraggiato le migliori intenzioni.È nata così l'idea di costituire una società mista, con capitali prevalentemente privati e una quota intestata al Comune. La proposta «che apprezziamo e discuteremo presto in Consiglio», dice Locci, è arrivata dalla società 'Seastar', formata da un gruppo di imprenditori locali, gente che da una vita lavora nella nautica: ne fanno parte la società 'Seatours', Giorgio Marongiu, la cooperativa Archeotur. 'Seatour' fa capo a Paolo Canepa, ex direttore della Compagnia portuale e si occupa di antinquinamento, trasporti tra la terraferma e le navi in rada, servizi turistici estivi da Portoscuso e Sant'Antioco, lavori portuali. Tra i soci di 'Seatours', la 'Seamed srl' (Biggio), l'agenzia marittima Cincotta e l'agenzia Plaisant, nomi noti nel settore trasporti via mare. Anche Giorgio Marongiu è un imprenditore di San'Antioco piuttosto conosciuto in tutta la Sardegna: si è sempre occupato di nautica da diporto, (tra l'altro, è concessionario regionale dei motori marini Iveco Aifo, gruppo Fiat). La Archeotur è una cooperativa che gestisce (ed ha valorizzato) il museo e i siti archeologici dell'isola.«Nella 'Seastar' (199 milioni di capitale) - spiega Canepa - dovrebbero entrare anche un operatore del settore turistico alberghiero e il Comune. In questo modo la gestione del porto verrebbe impostata con criteri imprenditoriali, rappresentati da diverse professionalità, ma con la presenza-controllo dell'amministrazione civica».Non si tratta comunque di un 'circolo chiuso'. I promotori della 'Seastar' sottolineano invece la necessità di coinvolgere nell'operazione altri operatori locali. «Perché il porto - spiega Marongiu - deve diventare un punto di riferimento importante dell'economia cittadina. D'altro canto esistono già locali per rimessaggio barche, bar ristorante, servizi per diportisti ed altri che dovrebbero essere dati in gestione a commercianti». «La nostra speranza - aggiunge Canepa - è riuscire ad ospitare anche un'agenzia turistica. Ma nella stessa zona esistono aree che potrebbero essere destinate alla costruzione di strutture ricettive, come un albergo con centro congressi, del quale oggi si sente la mancanza». Tutto come punto di partenza di un'economia basata sull'industria delle vacanze.In attesa che l'amministrazione comunale si esprima sulla proposta 'Seastar', c'è però il problema di rendere agibile il porto. Dal lato del ponte sull'istmo non può essere infatti raggiunto (questione di altezza) dalle barche a vela, mentre l'ingresso da nord è possibile solo attraverso un canale nella laguna, ben conosciuto dai locali ma non segnalato. Sarebbe necessario dragarlo, per questo la Regione aveva stanziato anche alcuni miliardi, poi il progetto è stato inserito in un altro, più vasto, di sistemazione urbanistica della laguna. Ma, come spesso capita in simili occasioni, i comuni interessati (Sant'Antioco, Calasetta e San Giovanni Suergiu) non riescono a trovare un accordo sulle soluzioni da adottare. Ed anche il dragaggio del canale (che pure è indispensabile) segna il passo.Nel frattempo, il Comune non è rimasto con le mani in mano. «Abbiamo realizzato nelle nostre officine alcune grandi boe - spiega l'assessore ai Lavori pubblici Sergio Fois - che stiamo facendo sistemare all'ingresso del canale. Altre più piccole segnaleranno la rotta da seguire sino al porticciolo». Soluzione ingegnosa, ma di ripiego, sino a quando la Regione non deciderà (finalmente) di intervenire per rendere funzionale un'opera realizzata con denaro pubblico.I soci della 'Seastar' stanno intanto pensando come rendere il piccolo approdo più protetto e sicuro. «Per difenderlo dalla tramontana e dal grecale - spiega Marongiu - bisognerà sistemare barriere galleggianti, dai pontili attualmente esistenti sino a una zona di bassi fondali. In questo modo, sarà possibile portare il numero dei posti barca dagli attuali 150, pochi per una gestione economica, ad almeno 300».Una volta a regime, con un investimento stimato in circa 500 milioni, il porto potrebbe diventare un'importante fonte di lavoro. Oggi assicurerebbe occupazione stabile solo a quattro o cinque persone «ma, razionalizzato - spiega Canepa - potrebbe sistemare nelle varie attività circa 150 persone». Conti alla mano, senza sognare.

Fonte: L'Unione Sarda

 
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