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PDF  Print  E-mail  Saturday, 03 May 1997 14:01
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Vita e lavoro della gente nell'antica isola di Solci a Sant'Antioco

«Mille attrezzi da lavoro per ricordare il passato»: è il tesoro del museo etnografico di Sant'Antioco. Nato in sordina circa un anno fa, per iniziativa di alcuni privati in collaborazione con l'Archeotur che lo gestisce e l'amministrazione comunale, il museo etnografico di Sant'Antioco sta vivendo i primi passi alla grande, grazie all'affluenza sempre maggiore di visitatori. Il museo, realizzato in una casa tipica della Sant'Antioco di una volta, offre uno spaccato della vita agreste e contadina degli abitanti di Solci, l'isola antica già patria di nuraghi, prima di essere punto di approdo di commerci fenici e conquista romana poi.Ed è proprio della cultura contadina dei sardi, delle cui tradizioni ed usanze sono fieri gli abitanti isolani, vuole essere custode il museo etnografico cittadino. Il corpo centrale della casa-museo ospita il regno della donna a cui era demandata la trasformazione e la conservazione del frutto del duro lavoro dei campi peculiarità invece degli uomini. «Arredando una tipica casa padronale, con gli oggetti che scandivano il lavoro e i momenti di riposo - dice Giorgio Girardi presidente dell'Archeotur - abbiamo voluto ripercorrere la vita quotidiana non solo dei nostri progenitori ma della stessa comunità antiochense».Dal caminetto centro del mondo contadino, la casa museo si snoda in un itinerario di attrezzi, recipienti e strumenti che scandivano la vita quotidiana. Così attraverso il racconto delle guide gli utensili come per incanto sembrano rianimarsi, trasformando in pane fragrante l'oro delle messi. In nettare inebriante s'axina 'e spagna per le occasioni importanti e su 'picciou', il frizzantino del desco giornaliero ottenuto con la fermentazione delle vinacce spremute ed acqua. In formaggio e ricotta il latte delle pecore e in panni caldi le loro lane. Su tutto un posto di rilievo occupa la brocca, il recipiente di terra cotta che tenuto in bilico sulla testa le donne usavano rifornire d'acqua la casa. Quell'acqua adorata dai nuragici da cui nasceva la vita. Nel cortile e nella lolla che attorniava tutte le case sarde infine gli strumenti degli uomini: aratri e botti.Da alcuni mesi il museo etnografico è diventato anche aula scolastica dove a turno si recano le scolaresche per apprendere la 'storia dei nonni'. A tenere le lezioni è Pinuccio Orlando, un pensionato appassionato raccoglitore di aneddoti, usanze, gesti e modi di dire del mondo contadino. Un mondo quasi scomparso in un ambiente dove utensili e oggetti, ormai in disuso, sono la sintesi di lavoro e di svago di quel mondo contadino che sta scomparendo e che solo i musei ormai fanno rivivere.
Tito siddi
 
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