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Sei qui Home Rassegna Stampa Per le guide serve la patente
PDF  Print  E-mail  Wednesday, 16 July 1997 14:25
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Rischiano il posto trecento operatori turistici .

Il conto alla rovescia è appena cominciato. A fine agosto il botto: trecento posti di lavoro potrebbero saltare. Posti di lavoroinventati su un fronte, quello dell'archeologia e dei beni culturali, dove scivolare è facile. Solo la Regione può disinnescare la bomba. La storia, in sintesi: una ventina tra cooperative giovanili e società che curano la gestione e la valorizzazione di monumenti, musei egioielli dell'archeologia sarda, rischiano di chiudere.Tutto per colpa di una norma della Comunità europea, recepita dalla Regione (non poteva fare altrimenti, ma poteva calcolare i contraccolpi), che affida alle sole guide con 'patente' le visite all'interno alle aree storiche.In pratica da settembre i turisti che intendono visitare Tharros, il tophet di Sant'Antioco, Santa Cristiana a Paulilatino o anche le grotte di 'Su Mannau' a Fluminimaggiore, dovranno essere accompagnati - per legge - da una guida autorizzata dalla Regione. E questo spiazza, di fatto, cooperative e società che sino a oggi hanno svolto anche questo lavoro.Soluzioni?«Si tratta di trovare un punto d'incontro tra le nostre esigenze e le disposizioni di legge, evitando inutili e antipatiche guerre tra poveri», spiega Mario Girardi, responsabile della 'Archeotur' di Sant'Antioco e coordinatore delle altre coop e società che a fine giugno si sono incontrate a Santa Cristina di Paulilatino per mettere a fuoco la questione. Oggi si svolgerà un incontro con l'assessore regionale al Turismo Salvatore Lai. Che si è detto pronto a cercare un accordo.Ci riuscirà? «Speriamo. Altrimenti da settembre - prosegue Girardi - sarà dura davvero: se noi chiudiamo, nessuno potrà riaprire musei e beni che abbiamo inaffidamento e anche il lavoro delle guide sarà inutile. Ma l'aspetto più preoccupante è che i turisti, in Sardegna, non potranno visitare più nulla». Cancelli chiusi dappertutto?Da tredici anni l'attività di guida all'interno delle aree archeologiche e dei musei è gestita direttamente dalle coop. Le agenzie turistiche che studiano e poi vendono i 'pacchetti' alle comitive mettono a disposizione le guide e le interpreti, che tuttavia una volta all'interno dei luoghi vengono praticamente sostituite da personale delle coop e società. «Professionisti - sottolinea Mario Girardi - che hanno acquisito competenze non soltanto sul campo e nella conoscenza particolareggiata dei monumenti accanto ai quali vivono, ma attraverso corsi finanziati dalla Regione. E, non dimentichiamolo, con l'ok della Sovrintendenza».Da settembre la musica musica cambia. «A noi non interessa provocare terremoti, ma soltanto difendere un nostro sacrosanto diritto: il lavoro», commenta Maria Antonietta Marras, guida 'patentata'. Che prosegue: «Facciamo corsi di aggiornamento, crediamo in questa professione. E stavamo rischiando di stare a casa: le agenzie sapevano che c'erano le coop e quando c'erano da visitare aree archeologiche o monumenti spesso non ci cercavano, per loro non era conveniente. Ora c'è una legge che ci tutela».Ma chi lavora sul luogo ha maggiori conoscenze. «D'accordo, ma noi raccontiamo la Sardegna, non soltanto il posto dove accompagnamo i turisti. Facciamo - riprende Maria Antonietta Marras - promozione e immagine complessiva. Non soltanto storia e tradizioni, ma cucina, usi e costumi. Lanciamo un messaggio sulla nostra isola che speriamo possa arrivare lontano, che possa essere diffuso dai turisti. Poi, piccolo particolare: in tutta Italia esiste la figura della guida, da noi è una categoria dimenticata».Resta il problema di fondo: che dovranno fare cooperative e società, gente che ha creduto a progetti, ha atteso finanziamenti, s'è fatta in due per portare avanti e mantenere in piedi programmi, ha valorizzato luoghi e monumenti spesso dimenticati?«Con le guide - ribadisce Mario Girardi - non vogliamo il braccio di ferro. La Regione deve garantire una sorta di sanatoria, possiamo trovare punti d'incontro, magari dar vita a piani integrati in cui ci sia la possibilità di mettere in evidenza la loro e la nostra professionalità».Aggiunge Silvie Puddu della Cooptur di Pula (zona archeologica di Nora e museo: dieci soci): «Qui si rischia di chiudere, davvero. È urgente trovare una soluzione. In fretta, settembre è alle porte».

Fonte: Mauro Spignesi, L'Unione Sarda

 
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