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Cantano i santantiochesi in processione dietro la statua del santo per le vie del centro.

 

È il 29 giugno, giorno della sagra di San Pietro, patrocinata dall'amministrazione comunale e dal comitato organizzatore. Sfilano variopinti i costumi della Sardegna, in piccola rappresentanza, il comitato, il parroco e il suo seguito con ceri e bandiere. In alcuni tratti delle vie più antiche si avverte uno strano rimbombo di vuoto sotto i piedi. Sono le tombe puniche,is gruttas, sulle quali la città è stata costruita. Ai viaggiatori che si fermano all'albergo vicino alla chiesa basta scendere qualche gradino dallareception per trovarsi dentro una tomba. Nel rione a sud-ovest dell'abitato, detto appuntoIs Grùttas , passato e presente hanno avuto modo di incontrarsi e di ribadire l'ordine temporale del vivere e del morire: le tombe sono diventate case. I loculi scavati all'interno, nella roccia vulcanica e calcarea, sono diventati ripostigli; quelli più piccoli, dove venivano sepolti i bambini, armadietti a muro. Piccoli ambienti da due o tre vani con pilastro centrale davanti all'entrata, come in quasi tutte le necropoli pagane. Molte di queste antiche case dei morti hanno ospitato interi nuclei famigliari fino a qualche anno fa. Qualcuna, dicono, appartiene legittimamente a famiglie che vi hanno abitato per generazioni. Ora molte sono chiuse, altre aperte come bocche sdentate, quasi ostruite dai rifiuti. Un'associazione di santantiochesi di buona volontà, l'Archeotur, stava adoperandosi, qualche anno fa per ridare al rione diIs Grùttas un assetto definitivo. Nella parte alta della cittadina, che chiamano' la zona del museo', quest'assetto è stato raggiunto quasi del tutto. Circa una ventina di tombe sono state scavate. Alcune di esse sono aperte ai visitatori: gioielli di costruzioni funerarie scavate sotto la roccia, dalle pareti dipinte con figure umane e resti ossei in piccoli cumuli di cenere. Il Santo ritorna nella sua chiesa sul mare, la processione si scioglie, la gente sciama per le vie della cittadina alla ricerca di emozioni e di posti da visitare. Non mancano né le une né gli altri. Almeno due tappe sono d'obbligo: la chiesa paleocristiana di Sant'Antioco, dove c'è anche la sua tomba, e dove il Santo ha vissuto gli ultimi anni assieme ai primi cristiani della Sardegna (la voce dolce e chiara di Mara Mura vi guiderà per il mondo sepolto delle catacombe); e iltophet (in semitico, luogo d'arsione), dove si dice che gli antichi punici sacrificassero a Tanit e a Baal i bambini, figli delle persone più rappresentative della città, per intercedere la protezione.A mezzogiorno, tutti alla grande frittura di pesce sulla spiaggia, dove si rimane fino alle prime ore della sera. E in quel momento il cielo color madreperla piglierà fuoco come un ragnatela, imprigionato dai roventi ricami dei fuochi d'artificio.

Fonte: L'Unione Sarda

 
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