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PDF  Print  E-mail  Tuesday, 09 November 2010 13:12
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Sapore 2010:  Sideways Italiano - 15ma Parte, 15 marzo 2010
Loris Scagliarini

 

WineCountry.it

Quindicesimo giorno, domenica 28 febbraio
Facciamo colazione Da Achille, il ristorante dell'hotel, che è aperto solo per noi e due motociclisti tedeschi di mezz'età, che sono gli altri due soli ospiti in tutto l'hotel.

In estate la popolazione aumenta di 5 o 6 volte rispetto all'inverno e in agosto è praticamente impossibile trovare posto in hotel senza aver prenotato con mesi d'anticipo, ma in questo periodo dell'anno l'isola è un tranquillo paradiso.

Museo Etnografico
di Sant'Antioco. Questo panello è dedicato al bisso, la fantastica seta marina che si ottiene dai filamenti coi quali certi grossi molluschi (pinna nobilis) si attaccano al fondo marino.

bisso


Nonostante il raffreddore, siamo decisi a goderci per quanto possibile questi pochi giorni di vacanza, quindi spendiamo la mattinata ed il primo pomeriggio facendo il cosiddetto Archeotur di Sant'Antioco, che include la zona archeologica con il Villaggio Ipogeo, la Necropoli, il Tofet, il Museo Archeologico, oltre al Fortino Sabaudo (Forte de Su Pisu) e il Museo Etnografico Su Magasinu de Su Binu (Il Magazzino del Vino in sardo).

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Villagio Ipogeo: Una delle tombe arredata come quando venivano usate come abitazioni


emanuele
Brigit ed Emanuele, la nostra guida, guardano il panorama di Sant'Antioco dal Fortino Sabaudo


Iniziamo la visita dal Villaggio Ipogeo, che in pratica è una sezione di un'antica necropoli punica comprendente varie tombe sotterranee che fino alla fine degli anni '60 del secolo scorso sono state utilizzate come dimora dalle famiglie più povere della zona. Certe tombe contengono riproduzioni di manufatti punici, mentre altre sono state arredate come quando erano usate come abitazioni.
La nostra guida in questa prima parte della visita, che oltre al Villaggio Ipogeo include anche il Fortino Sabaudo —costruito nel 1812 per proteggere la cittadina dai pirati saraceni— e il museo etnografico Su Magasinu de Su Binu, si chiama Emanuele. Dato che siamo gli unici visitatori abbiamo l'opportunità di chiacchierare al lungo e piacevolmente con lui, che finisce con lo stare fino ad oltre la fine del suo turno.

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Museo Etnografico Su Magasinu de Su Binu

Continuiamo la visita con la necropoli —che è stata usata dai fenici e dai cartaginesi per interrare i resti cremati di bambini e piccoli animali nel corso di rituali sui quali gli storici non hanno mai fatto piena luce— e il Tofet, un santuario all'aria aperta che risale alla prima metà dell'VIII secolo A. C. Per ultimo visitiamo il Museo Archeologico, che è ospitato in una costruzione moderna ad un piano inaugurata nel 2001 e contiene artefatti ed oggetti preistorici, punici, fenici, cartaginesi e romani trovati nella zona del Sulcis.


tofet

Il sito archologico del Tofet con un ospite inatteso, un serpente,
che spunta da dietro una pietra funeraria rotta per riscaldarsi al sole.


Finita l''istruttiva visita andiamo in auto al locale supermercato aperto di domenica e acquistiamo due tipi di formaggio locale —un pecorino e uno fatto con un misto di latte di pecora e latte di mucca— dei pomodori, pane e acqua minerale. Finalmente soddisfiamo un desiderio che abbiamo da quando siamo arrivati sull'isola, ossia pranzare bucolicamente facendo picnic guardando il mare. Mentre mangiamo si unisce a noi un cane basso dal folto pelo bianco e nero col quale condividiamo pane e crosta di formaggio. Notiamo anche che qualcuno ha costruito una cuccia sotto al ponte con la scritta a mano 'Casa di Polpetta', che supponiamo sia il nome del cane.

polpeta
Brigit col cane Polpetta

Torniamo in hotel col raffreddore che non ci da tregua e Brigit ha un orecchio bloccato ormai da un paio di giorni. Io invece, dopo un paio di giorni di mal di gola, ho perso quasi completamente la voce, tant'è vero che quando Cristo Lepori, il nostro responsabile di marketing in Italia mi chiama al telefono da Roma, non riesce a capire quello cerco di dirgli. Emanuele, la nostra guida nella prima parte dell'Archeotur di Sant'Antioco ci ha suggerito un ristorante fuori città la cui specialità è il pesce, ma dato che non me la sento di mettermi in macchina e mi sento proprio acciaccato, chiamo il Ristorante Il Cantuccio e chiedo se ci può preparare un brodo caldo per cena.

Una mezz'ora dopo siamo seduti al ristorante e siamo di nuovo gli unici clienti. Ci sediamo al "nostro" tavolo e gustiamo brodo di pesce caldo fatto appositamente per noi. Dopo io mangio la Saragossa bollita usata per preparare il brodo, mentre Brigit ordina Fregola con le Vongole e Zafferano Sardo. Nonostante mangiamo pesce e il mio sia particolarmente delicato, stasera mi sento di bere un rosso corposo e il ristoratore ci decanta una bottiglia di 2006 Rocca Rubia Riserva, un Carignano del Sulcis DOC della Cantina di Santadi.

Durante la visita al Museo Etnografico, la guida Emanuele ci ha parlato di una delicatezza tradizionale sarda, il pecorino con i vermi. In pratica i vermi "processano" il formaggio trasformandolo in una crema dal sapore forte e leggermente piccante. Ci ha raccontato che quando era giovane si usava tagliare la parte superiore di una forma di pecorino e si mangiava il formaggio direttamente da li e usando la parte tagliata come coperchio. Oggigiorno questo tipo di formaggio è proibito dalla comunità europea per motivi di igiene e l'unico modo per trovarlo è conoscere un pastore che ancora lo produce per il proprio consumo. Ad ogni modo il formaggio "processatro", ma privo di vermi, si può ancora trovare, così per sfizio chiedo al ristoratore che infatti ce l'ha. Brigit ne assaggia una puntina appena e non le piace assolutamente, perché dice che le ricorda il formaggio di capra, che non sopporta. D'altra parte a me piace moltissimo, specialmente quando chiedo riesco a farmi portare anche miele amaro di corbezzolo (Arbutus Unedo) da abbinarvi. Perdipiù, il sapore intenso e pungente del formaggio si combina perfettamente con i tannini e la struttura importante del Carignano del Sulcis che sto bevendo.

 

 
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