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Sei qui Home Rassegna Stampa Montessu, il parco archeologico a rischio
PDF  Stampa  E-mail  Sabato 18 Marzo 2000 14:22

Villaperuccio Il Parco archeologico di Montessu rischia la chiusura se la Regione non garantirà i finanziamenti indispensabili alla sua sopravvivenza.

Solo da qualche giorno, infatti, dopo una chiusura di tre settimane, la cooperativa Archeotur ha riaperto i cancelli del parco, pur operando a ranghi ridotti. «Il problema è che non c'è l'aggancio normativo tra la legge 28 e la finanziaria regionale», spiega Giorgio Girardi, presidente della cooperativa «quindi non abbiamo nessuna garanzia che arrivino i finanziamenti necessari a pagare lo stipendio dei soci». «Stiamo ancora aspettando i finanziamenti di questi cinque mesi», conferma il sindaco Alberto Matta «abbiamo anche sollecitato, ma è un problema burocratico». Non è poca cosa, perché i lavoratori rischiano di non vedere una lira da novembre a marzo. «Siamo stati chiari con loro», assicura Giorgio Girardi «non siamo sicuri di garantire il pagamento delle mensilità». Comunque i lavoratori hanno deciso di scommettere sul futuro, tornando nel Parco. «In realtà», dice il sindaco «il problema è più ampio e riguarda il futuro dei servizi garantiti col ricorso alla legge 28». «A Montessu il problema è scoppiato subito per il tipo di rapporto con Comune e Regione», ribadisce Girardi «ma prima o poi senza l'intervento della Regione i cantieri a rischio saranno numerosi». Il pericolo che incombe su Villaperuccio non è da poco, perché il paese ha scommesso tutto il suo futuro proprio sulla valorizzazione di Montessu. Basti pensare ai 4 miliardi per la sistemazione del Parco e ai 1200 milioni del piano per il lavoro che dovrebbero essere spesi tutti su questo fronte. Finora l'investimento ha pagato, perché la necropoli conta diecimila visitatori l'anno e assicura dodici posti di lavoro. Che saranno ben più numerosi non appena aprirà il ristorante (entro l'estate, stando ai piani del Comune) e poi quando funzionerà il Museo e il punto commerciale. Ma tanto lavoro rischia di essere vanificato da quello che si decide nei Palazzi del potere a Cagliari.

Fonte: L'Unione Sarda

 
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